Gesù è il nostro amico fedele

…più ti avvicini a Lui e più lo scopri!

Perché c’è così tanto bisogno di pregare? A che cosa serve e che cos’è?

In fondo la preghiera è una semplice forma di comunicazione di cui l’uomo si serve come ultima spiaggia perché ha bisogno di un miracolo, o almeno così si dice. O è forse, il luogo comune e personale, che non per forza deve avere una location ben definita, se non quella del cuore di ogni uomo?

La preghiera ci permette di entrare nel sacrario di ogni singola persona: la sua anima, il suo tabernacolo, la sua parte spirituale che la rende persona unica e irripetibile in questo mondo.
Mi rendo conto che quando chiedo alla gente perché occorre pregare, la difficoltà nel rispondermi non sta tanto nel dirmi che non vogliono pregare perché non credono, ma nel non sapere come farlo. È il come pregare che li mette in crisi e produce che si allontanano e preferiscono lasciar perdere, o ciò che gli viene proposto non è più allettante di un’uscita con gli amici.
Conclusione? Perché non rendere il nostro pregare come “un’uscita con l’Amico per eccellenza”?
Ho chiesto a due giovani ragazze che cosa significa pregare per loro.

Chi sei e cosa fai nella vita?

«Sono Ester, studio, vivo fuori casa e già questa è un’esperienza. Quest’anno ho ripreso a suonare la chitarra e pian piano la vergogna di suonare in pubblico se ne sta andando».

Hai un sogno?

«Sì, ho un sogno: mi piacerebbe evangelizzare di più con la musica insieme al ministero musica della comunità di cui faccio parte, la Koinonia Giovanni Battista».

Mi parli di evangelizzare, significa allora che sai che cosa vuol dire pregare per te…

«Da una parte sì, ma dall’altra devo ancora scoprirlo. La preghiera per me è un rendere grazie al Signore per tutto quello che ci dona e per quello che farà nelle nostre vite. Prego affinché il progetto di Gesù che Lui ha preparato per ognuno di noi, si realizzi anche in noi».

Quando è la prima volta che ti ricordi di aver pregato?

«Ricordo fin da piccola. Sono nata che i miei genitori già facevano un cammino di fede in comunità, per cui fin da piccola frequentavo gli incontri di preghiera con loro. Insieme agli altri bambini si pregava in maniera molto semplice, durante gli accampamenti estivi, gli incontri. Era fin da subito una cosa naturale per me tanto da diventare quasi un’abitudine, era parte della mia giornata e non me ne vergognavo».

Ora qualcosa è cambiato?

«Beh, rispetto a quando ero bambina ora le cose sono notevolmente cambiate. Crescendo comunque ho continuato a frequentare le attività varie che proponeva la comunità: i campeggi estivi, i corsi, le serate con i giovani, gli incontri di preghiera. Tutto questo mi ha fatto maturare non solo come persona ma anche nella preghiera; ho iniziato a sperimentare davvero il Signore Gesù che agiva concretamente nella mia vita».

Quindi oggi cosa puoi dire quando ti si chiede cosa significa per te pregare?

«Pregare per me significa riconoscere il Signore Gesù come l’amico fedele, avere fede in Lui, sapendo che Lui è il nostro aiuto e ci dà sempre la forza».

Quando preghi di solito?

«Faccio fatica a dire quando prego, perché in realtà la preghiera è parte della mia vita ed è sempre presente. Quando mi sento più staccata da Lui, che sto andando in un altro sentiero e mi sto perdendo, dovunque mi trovo inizio a pregare perché ho paura di perderlo e non voglio, inoltre so che con Lui, quando lo incontro nella preghiera, le paure che ho scompaiono».

Cosa vuoi dire a chi magari non sa ancora come meglio pregare?

«Tutti sappiamo pregare: basta cominciare con solo un “grazie” o un “ti prego, Signore…” e il Signore ascolta ogni singola cosa che si dice. Più chiedi, più ringrazi, più ti avvicini a Lui e lo sperimenti sempre più presente nella tua vita e vivi delle esperienze straordinarie».


Chiara ha 20 anni, anche lei è nata nell’ambiente koinonico, ma poi ha lasciato per una decina d’anni. Ora, nonostante sia oberata di lavoro tutti i giorni della settimana fino a ore tarde, attraverso le vicissitudini della vita, ha incontrato di nuovo gli amici di un tempo. Ecco allora la mia domanda:
Che fine ha fatto la preghiera in questa decina d’anni? La risposta è subito pronta e incalzante:

«In questo tempo ho vissuto la mia vita, c’ero solo io e la mia famiglia e i miei amici, la preghiera era semplicemente un mondo a parte che conoscevo, ma che non toccava il mio. Le cose poi sono cambiate: adesso il tempo per la preghiera e la comunità si trova sempre!».

La comunità?

«Sì, intendo la comunità di Cogollo: pregare con i fratelli e le sorelle consacrati mi piace. Si respira un clima di unità tra di noi e con il Signore. Da questi momenti poi ho ripreso anche la mia preghiera giornaliera: è importante per me trovare un tempo per Lui. È un tempo speciale».

Come lo vivi questo tempo speciale?

«Ci sono diversi modi, dipende da come mi sento. Leggo sempre la Bibbia perché da lì conosco chi è il Signore Gesù, e poi ogni volta che la leggo, si accende in me la certezza che qualcuno mi sta ascoltando e anche non da troppo lontano. Ricordo ancora una volta, ero ad occhi chiusi, ho cominciato a cantare nelle lingue, mi sono sentita avvicinata a Lui, la sensazione era come se stessi per volare, ma poi toccando il mobile mi sono resa conto che avevo ancora i piedi per terra. Feci una grande risata, ero piena di gioia. È stata un’esperienza davvero bella perché ero vicinissima a Gesù, sentivo la sua presenza e il suo amore: finalmente stavo con l’Amico per eccellenza».

Chiara, esiste qualcuno che non sa pregare?

«Secondo me no, tutti sanno pregare, basta esercitarsi. Non esiste un modo giusto o un modo sbagliato. Tutti lo possono fare. Pregare è spendere del tempo, anzi no, è piuttosto dedicare del tempo a un amico».

Perché pregare?

«Perché vale la pena dedicare un tempo prezioso a Gesù».

Cosa vuoi dire a quelli che ti leggeranno?

«Prova a pregare! Anche per me c’è stato un tempo in cui non pregavo, avevo bisogno di qualcosa in più e l’ho trovato pregando e stando con quell’amico speciale che per me è Gesù. Nel libro del Siracide è scritto che chi trova un amico trova un tesoro; forse è l’amico per eccellenza che ci permette di scoprire il tesoro che sta in noi. Ecco qui la sfida: conoscilo nella preghiera. A te la scelta!».

Alessandra Zuccato

Articolo tratto dalla rivista periodica della Koinonia “il KeKaKò”