Mi ha aperto gli occhi quell’uomo… chiamato Gesù

Mi ha aperto gli occhi quell’uomo… chiamato Gesù

La testimonianza di Luigi

Ho incontrato la persona che 14 anni fa ha rivoluzionato la mia “vita” all’improvviso, nel tempo più buio della mia esistenza: ero ad un passo dalla morte.

Non ho mai pensato a delle scuse per giustificare la deriva che aveva preso la mia vita, il baratro al quale ero giunto. Avevo ricevuto tutte le carte giuste e i mezzi adeguati per riuscire nella vita: una famiglia unita, aperta alla cultura, che viveva un clima armonioso con un discreto benessere economico. Sono cresciuto senza che mi sia mancato nulla, a parte Dio…

 Fin da bambino sono stato sempre insofferente all’autorità e incline alla provocazione. Ero il tipo che quando tirava i sassi ai vetri e li frantumava, non scappava ma rimaneva lì, ad aspettare che si affacciassero i danneggiati. Volevo che mi vedessero.

Verso i 14 anni, mentre compivo gli studi al Ginnasio ed entravo in contatto con la letteratura e la filosofia, in particolare con quella esistenzialista, ho scelto la mia fede: ho posto tutta la mia fiducia nella Sua assenza, nella non esistenza di qualsiasi forma di divinità e di trascendenza, “sentendo” che la vita fosse null’altro che un caso, un fenomeno fortuito privo di qualsiasi scopo, ordine, senso. La morte avrebbe posto fine ad ogni cosa e tutto sarebbe stato “come se mai fosse stato”.

Ho cominciato ad avere comportamenti ancor più ribelli, a cercare la trasgressione ad ogni costo, a far uso di droghe leggere e di alcool. Poi ho aggiunto le droghe chimiche fino ad arrivare al consumo e all’abuso quotidiano di cocaina. Cresceva in me una sorta di disperazione, un orrore di vivere, un senso di estraneità al mondo, alle cose, alle persone, una tristezza profondissima alla quale non avevo nulla da opporre, nemmeno le droghe.

Esauriti i brividi del momento, i pallidi divertimenti procurati dalle sostanze stupefacenti e le nottate nei locali, il mondo tornava quel luogo di desolazione e di angoscia che sperimentavo da “lucido”. E di ogni cosa, mi pareva di aver visto il limite. Avevo pesato la vita sulla mia bilancia personale, l’avevo trovata mancante. Non avevo altra scelta che spingere l’acceleratore a tavoletta e terminare al più presto la mia corsa. Più volte, ripetutamente, la mia famiglia aveva cercato di aiutarmi. Il loro amore, la loro sofferenza mi spingevano ad intraprendere dei percorsi di ricupero in strutture mediche, tentando terapie  farmacologiche e psicologiche. Ci ho provato seriamente, tre volte, è sembrato funzionare, ma è durato qualche mese, poi tutto si è rivelato inutile: mancavano in me le motivazioni e il senso di vivere.

Giunto a 28 anni ero un morto che deambulava: la cocaina mi teneva in piedi ma il mio cuore era un sepolcro. Mi trascinavo solo, senza amici, avendo soltanto complici o soci in malaffari; la famiglia cercavo in tutti i modi di fuggirla per non confrontarmi con il nostro dolore. Non avevo speranze. L’unica realtà orribile che sperimentavo era: solitudine, rabbia, disperazione. È stato il momento peggiore. Ho cercato la morte con tutte le forze ma, anche questa, pareva misteriosamente sfuggirmi.

Nei primi giorni di gennaio, “casualmente”, ho incontrato Claudio e Tiziano, due fratelli della Koinonia di Roma. Mi hanno annunciato l’amore di Cristo e la Sua salvezza. Gli ho risposto immediatamente che non c’era nessun Dio. E se anche ci fosse stato non avrebbe mai potuto amare uno come me. Claudio mi ha risposto con una provocazione: mi ha invitato ad un incontro di preghiera. Mi sono sorpreso nell’udire la mia stessa voce dirgli: “Voglio proprio vedere, verrò!”. Ci siamo salutati e nei giorni seguenti non ci ho più pensato. Ho continuato la mia solita vita. Ma quel seme era entrato e anche se non sai come, spontaneamente fa quello che deve fare…

Quando due settimane dopo, quella domenica mattina siamo entrati nella sala la preghiera era già iniziata, l’assemblea stava già lodando. La musica era alta. Mi sono guardato intorno pensando che doveva trattarsi di qualche congrega di svitati peggiori di me, poi è iniziato il canto in lingue, “roba da matti”, mi sono detto. Non capivo cosa stesse succedendo. Poi, senza preavviso, è accaduto…

È scomparso tutto intorno a me, in un momento. C’era solo una luce fortissima, davanti. Ho chiuso gli occhi. Un qualcosa di esterno, di “altro da me”, mi affluiva dentro, m’inondava di un amore che non so descrivere con parole umane. Era qualcosa che non conoscevo, che non mi apparteneva. Nel contempo era come se tutta la mia vita frantumata, a pezzi, si ricomponesse velocemente formando un quadro compiuto di senso, di ordine, scopo.

Sperimentavo realmente una “presenza” vicino a me, come se una persona mi stesse di fronte, a pochi centimetri dal volto. E questa persona, di cui facevo intimamente esperienza, era l’amore di Dio, vivo e reale, che mi aveva amato oltre ogni concezione umana e mi amava così come ero, senza chiedermi nulla. Non mi chiedeva olocausti o sacrifici espiatori per il male che avevo fatto ma solo di accoglierlo, di arrendermi a Lui. Gli ho detto: “Chi sei?”. Nitida, nel cuore ho sentito questa risposta: “Io sono la Vita.” Sono scoppiato in un pianto senza freni, più uscivano lacrime più mi sentivo invaso da una gioia che niente al mondo mi aveva dato, né avrebbe potuto mai darmi. Stavo facendo un’esperienza potente di liberazione. Una Vita Nuova, Sana, Abbondante stava scambiandosi con la mia vita misera, malata, ridotta ad un soffio.

Ho sentito nuovamente quella voce nitida nel cuore domandarmi: “Che giorno è oggi? Guarda e scrivilo!”. Ho chiesto a Claudio, rimasto sempre al mio fianco, se avesse un calendario, lui mi ha consegnato un’agendina tascabile: era il 25 gennaio 2004, il giorno in cui la Liturgia celebra “La conversione di San Paolo” e giorno che ora festeggio ogni anno, più che la mia data di nascita. È il giorno in cui la droga e la morte hanno dovuto abbandonare la mia vita. Giorno in cui la solitudine e la paura hanno dovuto inginocchiarsi di fronte a Lui. Il giorno in cui ho incontrato l’Amico che mi ha salvato e che mi ha donato una nuova vita, che ha cambiato il mio lamento in danza di gioia. Il mio Signore, la persona più “stupefacente” che esista. Colui che mi ha aperto gli occhi. Quell’uomo chiamato Cristo Gesù.

Oggi, dopo essermi lasciato ricostruire dal Signore grazie ai fratelli e alle sorelle della Koinonia Giovanni Battista, camminando insieme, stiamo vivendo una nuova e prodigiosa avventura: la casa di accoglienza di Montebuono, di cui abbiamo già parlato nel KeKaKo di settembre. Circa due anni fa, il Signore Gesù ha iniziato a “pungolarci” affinché mettessimo la nostra esperienza di vita al servizio di poveri, ciechi e oppressi quali eravamo stati anche noi. Alcuni dei fratelli e sorelle accolti avevano gli stessi problemi di cui sono stato vittima io. E anche loro hanno avuto un’esperienza personale di Gesù nella loro vita.

Cristo è un’esperienza: non si racconta, si fa. Con Lui si può parlare, sempre, in ogni circostanza, senza paura. Quello che ha fatto per me, Lui vuole farlo per te che stai leggendo e che forse sei in una situazione di estremo bisogno, come ero io. Magari hai circostanze e problemi differenti, “catene” diverse, ma non importa. Se sei nel bisogno, qualsiasi esso sia, Gesù è la risposta. Se tu lo vuoi: accoglierlo è l’unica condizione!

Luigi Russo

Articolo tratto dalla rivista periodica della Koinonia “il KeKaKò”


2018-04-17T18:37:46+00:00 17/04/2018|Giovani, Testimonianza|

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