Nella Koinonia ho notato un’autentica genuinità

Nella Koinonia ho notato un’autentica genuinità

Intervista alla professoressa Raffaella Di Marzio

«Ho conosciuto la Koinonia Giovanni Battista quand’ero volontaria in un’associazione nella quale la stessa Koinonia veniva considerata una “setta”. In seguito, però, ho compreso che essa stava subendo delle vessazioni ingiuste e immeritate. Purtroppo, anche oggi, qualcuno continua ad avvalersi di un atteggiamento critico e iniquo nei suoi confronti».

Raffaella Di Marzio è una nota studiosa di scienze religiose, con dottorato di ricerca in Psicologia della religione. È anche fondatrice e direttrice del “Centro Studi sulla Libertà di Religione Credo e Coscienza” (LI-REC). Conosce a fondo il variegato mondo delle sette e la fenomenologia ad esso collegato. Un fenomeno, quello delle sette, che ha fatto registrare un’ampia diffusione sia in Italia che in Europa.
La raggiungiamo utilizzando skype. Parla con voce pacata, pesando le parole, prima di articolare il pensiero.

Professoressa, alla Koinonia Giovanni Battista tra le critiche mosse, poco dopo la sua fondazione, vi fu quella di essere una setta?
«Va fatta una premessa. Il concetto di setta è del tutto arbitrario. Lo posso applicare a qualsiasi gruppo religioso, se questo ha delle caratteristiche che lo rendono diverso e deviante rispetto a quella che è la mia idea di religione».
È questo il parametro per definire un movimento, una setta? Non le sembra un po’ una forzatura?
«Va detto anche che molto spesso quest’appellativo è applicato a quei movimenti che hanno una religiosità molto viva e che cercano di applicare il loro credo alla vita di tutti i giorni».
Quando dice “viva” intende i canti e la forte gestualità presenti nei loro incontri?
«Nella Koinonia è normale usare la gestualità per pregare. Negli incontri si raccontano le proprie esperienze e si esprime la propria emotività con molta naturalezza. Tra l’altro, tutto questo viene fatto anche in altri gruppi ecclesiali. Nel Rinnovamento nello Spirito e tra i Pentecostali».
Lei ha mai partecipato ad uno di questi incontri?
«Sì, ho assistito a qualche incontro. E devo dire, con sincerità, che mi sono sentita un po’ a disagio, perché non sono abituata a pregare in questo modo. C’è una gestualità che non appartiene alle mie abitudini. Ma nella Koinonia ho notato una genuinità autentica. Loro vogliono pregare con tali modalità e in questo non c’è assolutamente nulla di settario, né tanto meno mi è sembrato di cogliere un atteggiamento eccessivo di sudditanza al fondatore. C’è, invece, fiducia, stima e soprattutto una sequela che considera padre Ricardo come un padre, una figura amorevole».
Mi sembra di capire che lei ha avuto modo di incontrare gli aderenti della Koinonia?
«Ho fatto delle visite: in Spagna, a Camparmò e anche a Roma. Ho avuto modo di parlare con molti di loro in piena libertà e ho notato che hanno grande rispetto, stima e fiducia nei confronti del fondatore e che non c’è in loro quella forma di servilismo e di obbedienza cieca per tutto ciò che viene detto. Ho studiato la Koinonia Giovanni Battista sotto vari aspetti».
Nelle sette i seguaci non hanno libertà di pensiero…
«Esatto. All’interno di questi gruppi ci sono delle regole che vanno seguite senza obiezioni, altrimenti i seguaci vengono allontanati o perseguitati. Nella Koinonia, non ho individuato nulla che possa essere considerato qualcosa di analogo ad una setta. Si tratta invece di un’associazione religiosa, come tante altre presenti nella Chiesa cattolica».
La Koinonia ha avuto, nel passato, dei problemi incresciosi legati ad una donazione…
«Le persone sono libere di usare il denaro come vogliono. Chi lo usa per giocare al casinò, chi scommettendo sulle corse dei cavalli, chi, invece, decide di donarlo a qualche associazione. Sempre in piena libertà».
Dunque?
«Il problema non è se la Koinonia ha ricevuto o meno delle donazioni. L’elargizione alla Koinonia, a quanto mi risulta, è stata fatta in piena libertà. Perché accusare solamente quest’associazione e non screditare i vari istituti religiosi che ricevono dei donativi?».
Possiamo, professoressa, parlare di persecuzione?
«Direi di sì. In quell’ambiente e in quel periodo storico, con una parte del mondo cattolico molto guardingo nei confronti di nuove forme di religiosità vive, attive, entusiaste, che vengono a volte scambiate come forme di fanatismo o sette, e che insieme hanno un grande seguito di adesioni, ebbene qualche genitore sgomento, a causa dell’adesione di un figlio alla Koinonia, ha accusato il movimento di essere una setta».
Mi sembra il solito stereotipo…
«Ha ragione. In questo caso la tribolazione ha colpito la Koinonia, ma debbo dirle che ci sono innumerevoli casi di gruppi che posso citare e che si sono trovati e si trovano anche oggi nella stessa situazione. Il meccanismo è consolidato: dopo la denuncia di plagio, parte la gogna mediatica che travolge l’associazione religiosa».
Professoressa, mettendo da parte il passato e guardando al presente, si può parlare della Koinonia, come per altre associazioni, di una “Nuova Pentecoste” nella Chiesa?
«Ritengo che nella Chiesa cattolica, i gruppi carismatici, come il Rinnovamento nello Spirito, stiano risvegliando le coscienze di molti cattolici che passano da un cattolicesimo formale ed esteriore, come quello che si limita a partecipare alla messa la domenica a un cattolicesimo di vita, coerente tra quello che predicano e quello che fanno. Tutto questo impiegando degli strumenti per noi, a volte inusuali, come ad esempio il canto e la gestualità».
Si tratta perciò di qualcosa di positivo?
«Devo dire che le persone che frequentano questi gruppi, come la Koinonia e il Rinnovamento nello Spirito, cambiano radicalmente. La loro vita è una sequela al Signore».
Ma in questi movimenti, non si rischia di vivere delle suggestioni?
«Questo è un rischio. Tocca ai sacerdoti e ai responsabili aiutare le persone a discernere e come prendere correttamente il cammino della fede, mettendo da parte tutte le suggestioni che potrebbero verificarsi».
La Koinonia è riconosciuta da molte diocesi in varie parti del mondo. In Italia c’è qualche vescovo che considera quest’associazione con occhi non benevoli. Perché?
«A quanto mi risulta il primo che ha fatto un atto avverso nei confronti della Koinonia Giovanni Battista è stato un vescovo, che prima l’ha riconosciuta, poi improvvisamente, ha annullato il riconoscimento. Un gesto contraddittorio».
Con quale motivazione?
«Che io sappia con nulla di concreto. Disse che era stata riconosciuta a Pilsen, dove sono stati ordinati i primi sacerdoti, e dunque, a suo parere, non era necessario nessun altro riconoscimento. Da allora sono iniziati, in Italia, i problemi per la Koinonia. Quella presa di posizione venne utilizzata come una motivazione per gettare del fango sulla Koinonia».
Ma è un’associazione cattolica, apostolica e romana…
«È questo il problema. Se la Koinonia non è riconosciuta come un movimento cattolico, non dovrebbe ottenere il riconoscimento da nessun vescovo del mondo. Non può non essere riconosciuta in una diocesi e accettata in altre. Mi sembra che ci sia da parte dei vertici della Chiesa una modalità attuativa non sempre concorde».
C’è qualche problema…
«Io non mi permetto di criticare nessun vescovo. Faccio però, una semplice analisi».
In Italia il vescovo di Biella ha accolto l’associazione e le ha affidato due parrocchie..
«Vede che ho ragione. Mi sembra che nei confronti della Koinonia ci sia qualcuno che fa delle pressioni perché questa associazione venga ostacolata, ignorando l’aspetto religioso e missionario ».
Un accanimento?
«Penso di sì. Una persecuzione. Anche io ho ricevuto alcune telefonate nelle quali mi si chiedeva di schierarmi su posizioni negative nei confronti della Koinonia. A questo punto ho capito in modo ineludibile, che c’era una persecuzione nei confronti di padre Ricardo».
Alcuni vescovi mettono un veto a questo movimento.
«Mi sembra che tanti vescovi, purtroppo, non vogliano grattacapi nelle loro diocesi. Le vicissitudini del fondatore hanno sicuramente influito sulle decisioni dei responsabili delle diocesi».
Molti fondatori di ordini religiosi sono stati “perseguitati”.
«Purtroppo è così. Molti, dopo anni di martirio vengono riabilitati e a volte vengono riconosciuti come santi. Basti pensare a Padre Pio…».
Critiche alla Koinonia sono state fatte anche da un fratello…
«So che un fratello ben inserito nella Koinonia per anni e con un ministero di evangelizzazione di tutto rispetto ha fatto delle critiche pesanti, ma poi ha ritrattato tutto, mettendo nero su bianco. La cosa che mi lascia molto perplessa è che questa retromarcia non è stata presa in considerazione dalla gerarchia ecclesiastica. Questa persona, con grande coraggio, ha scritto che ciò che aveva affermato non corrispondeva al vero, ma alla ritrattazione non è stato dato seguito. Perché?»
Che cosa dovrebbe fare la Koinonia?
«Continuare il cammino tracciato dal fondatore e, contemporaneamente, bussare alla porta del Vaticano. Non si può calpestare un gruppo di fedeli che ha un numero consistente di sacerdoti, che vuole solamente seguire il Signore stando nella chiesa, amando il Vicario di Cristo e i suoi vescovi».

Nicola Scopelliti

Chi è:
Raffaella Di Marzio, ha conseguito il Dottorato in Psicologia (PhD) presso l’Università Pontifi cia Salesiana di Roma, il 28 giugno 2016, con una tesi dal titolo “Affiliazione e Disaffiliazione dai Nuovi Movimenti Religiosi. Presentazione e analisi critica del modello integrato di Rambo e coll.”. È fondatrice e direttrice del Centro Studi sulla Libertà di Religione Credo e Coscienza (LIREC) (www.lirec.net). Esperta accreditata presso la ONG Human Rights Without Frontiers, ha fondato ed è responsabile, dal febbraio 2002, di un centro per diffondere informazione corretta e scientifica su gruppi settari, Nuovi Movimenti Religiosi e organizzazioni anti-sette: il Centro online bilingue (Italiano e Inglese) www. dimarzio.info. È stata membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Psicologia della Religione (SIPR) dal 2005 al 2017. Nel 2015 ha fondato l’European Federation for Freedom of Belief (FOB), ed è stata Segretaria del Comitato Direttivo fino al Luglio 2016.

Articolo tratto dalla rivista periodica della Koinonia “il KeKaKò”


2018-04-17T17:21:54+00:00 16/02/2018|Padre Ricardo Arganaraz, Testimonianza|

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