Non potevamo immaginare una simile tribolazione

Non potevamo immaginare una simile tribolazione

La testimonianza di uno dei primi amici della Koinonia

Erano gli anni settanta. Elisa e Domenico vivevano a Torino. Lei piemontese, lui abruzzese, trapiantato nella provincia di Treviso. Avevano deciso di sposarsi. Lei chiese espressamente, che a celebrare le nozze fosse un sacerdote che aveva conosciuto durante un ritiro, al quale aveva partecipato in una località del Vicentino. «Elisa era rimasta entusiasta dal modo di predicare e da come annunciava la Parola quel sacerdote. Conoscevamo solo il nome – ricorda Domenico – ma c’era una difficoltà non da poco: non sapevamo come rintracciarlo». Dopo varie peripezie, i due fidanzati riuscirono ad incontrare padre Ricardo e a manifestargli il loro desiderio. Egli si rese immediatamente disponibile a celebrare il matrimonio, che avvenne il 1 luglio del 1978, a Torino. Partecipò alla cerimonia anche il futuro padre Sandro. Mentre racconta la sua storia, gli occhi di Domenico Maramieri luccicano di gioia, ricordando di essere stato uno dei primi sostenitori della Koinonia Giovanni Battista. In particolare, è grato al Signore per avergli fatto conoscere Elisa: «Non ero praticante, e la mia era una conoscenza superficiale del Signore, ma l’amore per lei mi ha fatto scoprire la fede».

AVETE INIZIATO DUNQUE A FREQUENTARE LA COMUNITÀ?
«Iniziammo a seguire la Koinonia con regolarità, acquisendo una sempre maggiore consapevolezza che il nostro cammino era all’interno di quella realtà ecclesiale. Riscoprii la fede e la lettura della Bibbia».

DOPO IL MATRIMONIO LA VOSTRA RELAZIONE CON PADRE RICARDO CONTINUÒ?
«Sì. Dopo un anno dal matrimonio i figli non arrivavano. Le analisi mediche impietosamente rivelarono che entrambi eravamo sterili. Ne parlammo con padre Ricardo, che ci suggerì di pregare e di affidarci al Signore prima di iniziare qualsiasi terapia. Chiedemmo così la grazia, forti del sostegno orante del padre fondatore e di altri fratelli. Le nostre suppliche non caddero nel vuoto ed Elisa rimase incinta. Era il 1980 quando nacque Gabriele, il primogenito, due anni dopo venne alla luce Chiara. Il Signore ci aveva esaudito». Domenico è uno degli “anziani” della comunità. Il suo cammino nella Koinonia inizia nel 1975, ancor prima della nascita ufficiale che risale al ‘79 e questo gli consente di vivere tutti i momenti sia di gioia, che di amarezza dalla fondazione di Camparmò sino ai giorni nostri. Ricorda il periodo in cui padre Ricardo ebbe una disavventura giudiziaria. «Ho vissuto quei giorni come gli apostoli al momento dell’arresto di nostro Signore. Non volevo e non potevo credere alle accuse che gli erano state rivolte. Quell’evento, però, fu l’occasione per rafforzare la mia fede».

NON SOLO TRAVERSIE GIUDIZIARIE. ARRIVARONO ANCHE DA QUALCHE DIOCESI DEI PROVVEDIMENTI NON CERTO FAVOREVOLI…
«Anche i vescovi sono uomini, soggetti agli errori e a volte sono consigliati male. Non sta a me giudicare l’operato di un vescovo. Dico solamente che qualcuno di loro ha utilizzato la propria autorità in modo sproporzionato. A volte anche contraddittorio. Ricordo un passo del Vangelo di san Luca, nel quale si dice che: “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome” (Lc 21, 16-17)».

E GLI ALTRI FRATELLI DELLA KOINONIA COME REAGIRONO?
«Erano increduli come me. Non potevamo immaginare una simile tribolazione. Eravamo tutti convinti – e io lo sono anche oggi – che padre Ricardo non abbia fatto nulla di illegale o mancato di fedeltà alla Chiesa».

GIORNI TRISTI…
«Direi di no. In quel periodo tutti gli appartenenti della Koinonia pregavano assiduamente e con molta più intensità. Chiedevamo al Signore di illuminare il nostro cammino».

QUALCUNO HA ABBANDONATO LA COMUNITÀ?
«Chi lasciò la Koinonia, a mio parere, non aveva compreso pienamente la Profezia che aveva ricevuto padre Ricardo. In essa, si dice tra l’altro che: “Camparmò sarà segno di conversione e di fedeltà a Dio. Tutti quelli che Io, il Signore, ti manderò, saranno da Me scelti e voluti”.

SONO DELLE FERITE CHE LASCIANO IL SEGNO.
«Certamente sono delle ferite che si rimargineranno col tempo. A noi rimane il compito di pregare per queste persone ed avere comprensione. Queste defezioni ci aiutano ad andare avanti con coraggio e determinazione. E sempre San Luca dice: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza” (Lc 21, 12)».

DOMENICO, TU SEI STATO VICINO AL FONDATORE DELLA KOINONIA…
«Ho accompagnato padre Ricardo nei suoi viaggi in più di un’occasione».

RICORDI QUALCHE ANEDDOTO.
«Vivevo un momento di difficoltà economiche e finanziarie. L’impresa edile di cui ero titolare era fallita. Mi ero trasferito a Trieste con la famiglia per iniziare una nuova attività. Una sera ricevetti una telefonata da padre Ricardo che mi chiedeva di accompagnarlo a Roma. Giunti nella capitale, mi fece vedere la casa che aveva appena acquistato per gli studenti. Doveva essere restaurata e adattata per la nuova destinazione. Mi disse: “Inizia i lavori. La provvidenza non ci abbandonerà. E così avvenne”».

CI RACCONTI QUALCHE ALTRO EPISODIO.
«A Camparmò non c’era l’acqua. Il fondatore chiamò allora un’impresa per fare delle trivellazioni. Lavorarono per giorni, ma dell’acqua nemmeno l’ombra. Il responsabile delle ricerche informò dunque padre Ricardo che all’indomani avrebbe smontato il cantiere. Era inutile perdere altro tempo. Padre Ricardo lo invitò ad insistere con le indagini per un altro giorno, ma ormai era un muro contro muro. “Se entro questa sera non sarà trovata la vena d’acqua – disse – smonti pure il cantiere e porti via i macchinari”. Il padre si allontanò, ma poco prima del tramonto, gli operai urlarono: “L’acqua, l’acqua!”. La vena era stata trovata. In seguito, venni a sapere che padre Ricardo aveva molto pregato, ma che era anche certo dell’esistenza di una sorgente, di cui aveva avuto una rivelazione».

CHI È PADRE RICARDO “DIETRO LE QUINTE”? «Una persona molto semplice, che sa ascoltare. Alla sua presenza, non si è mai a disagio. Ha sempre qualche parola d’incoraggiamento e ha pure una buona memoria, per cui il suo interesse è puntuale e preciso nei confronti di chi ha di fronte».

CHE COS’È LA KOINONIA PER TE?
«La Koinonia Giovanni Battista è una realtà voluta dal Signore e al servizio della Chiesa universale. Siamo una comunità di amici nata per evangelizzare con l’aiuto dello Spirito Santo. Grazie a padre Ricardo e a tutti i pastori siamo pronti ad affrontare le sfide che la realtà e il futuro ci propongono».

HAI PARLATO DI SFIDE…
«Come Koinonia siamo chiamati a sfidare il mondo con una proposta adeguata ai tempi in cui viviamo».

HAI UN SOGNO PER LA KOINONIA?
«Che la Koinonia possa essere presente in ogni angolo del mondo.”

Patrizio Trevisan

Articolo tratto dalla rivista periodica della Koinonia “il KeKaKò”


2018-04-17T17:21:29+00:00 03/02/2018|Famiglia, Padre Ricardo Arganaraz, Testimonianza|

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